Sì, lo confesso, uscire dalle convenzioni mi ha sempre attirato, anche perché se così non fosse non farei il lavoro che faccio.
Pubblico qui il mio ultimo intervento al XIII° Festival Cilentano dell’Omeopatia Unicista organizzato e diretto dal carissimo amico Dr. Antonio Vitiello che ha avuto come tema la nostalgia.
L’OMEOPATIA SULL’ONDA DEL TANGO
Introduzione
Nel 2006, a Buenos Aires, durante i miei anni di frequentazione della EMHA (Escuela Médica Homeopática Argentina) e dei suoi Maestri, uscì l’album Lunatico dei Gotan Project, un gruppo parigino che ha fuso magistralmente il tango argentino tradizionale con la musica elettronica e house. In questo album è contenuto un brano intitolato Notas [1], un condensato pieno di significato sulle origini del tango, sulla sua atmosfera e su ciò che rappresenta.
Viene raccontato come i ritmi e i tamburi africani arrivarono nella pampa argentina e come da lì nacquero i balli come il candombe uruguaiano e il tango argentino; come i gauchos accompagnati dalla chitarra si sfidavano nelle payadas milonghere, improvvisazioni poetiche inframmezzate da intervalli in cui si gustava il mate.
Era l’ultimo ventennio del 1800 e il tango si diffuse ben presto fra marinai, immigrati, europei, neri e indios con gli immancabili suoni del bandoneon, del violino e del flauto, con qualche ispirazione di habanera (danza cubana) e di canzoni italiane.
Lo chiamavano il ballo del compadrito, termine con cui veniva identificato l’uomo vanitoso, provocatorio e litigioso, e dell’orillero, soggetto più compassato del precedente; entrambi comunque provenivano dalle periferie, dai quartieri malfamati ed erano noti per farsi rispettare.
Il tango è molto estetico, futuristico, armonioso e nostalgico… soprattutto nostalgico: era il recipiente dei ricordi delle terre di provenienza degli immigrati che si sono ritrovati nel Rio della Plata, a Buenos Aires e Montevideo, il recipiente degli amori lontani; la nostalgia che i cuori portavano con sé confluiva in una danza di risonanza e connessione che nutriva quel vuoto dell’anima, la tristezza per ciò che non c’era più, ma anche la gioia nel ricordare momenti felici.
Quando ho letto il tema di questo convegno, immediatamente mi è arrivata l’ispirazione di collegare l’Omeopatia al tango, in quanto anch’essa opera attraverso onde sottili di relazione e armonia.
L’Omeopatia cura attraverso frequenze che armonizzano, il tango comunica attraverso movimenti euritmici. Entrambi sono linguaggi del corpo e dell’anima.
Nostalgia, storia della parola
La parola nostalgia deriva dal greco antico ed è un termine moderno coniato nel 1688 dal medico alsaziano Johannes Hofer nella sua tesi di medicina.
Nóstos (νόστος): significa «ritorno» o «ritorno a casa».
Álgos (ἄλγος): significa «dolore» o «sofferenza».
Letteralmente, nostalgia significa «dolore del ritorno» o sofferenza causata dal desiderio insoddisfatto di tornare nella propria terra d’origine.
Johannes Hofer inventò questa parola per descrivere una vera e propria condizione medica (nota anche come “male svizzero”) che colpiva i soldati mercenari svizzeri costretti a vivere lontani da casa per lunghi periodi al servizio di eserciti stranieri. I sintomi includevano tristezza profonda, insonnia, ansia e inappetenza, dovuti al pensiero fisso del ritorno. Solo in seguito il termine ha perso la connotazione clinica ed è diventato un’emozione comune legata al rimpianto e al ricordo affettuoso del passato.
Tango e Nostalgia
Il tango è un linguaggio emozionale che affonda le radici proprio nella nostalgia, il richiamo di una terra natia lasciata alle spalle la cui anima risiede sempre dentro di noi, nel vuoto lasciato dalla sua lontananza. Questa connessione è profonda e multiforme, intrecciando storia, cultura e sentimenti che risuonano nel cuore delle sue note.
La nostalgia, in questo contesto, è legata ai racconti di un passato che non è mai completamente dimenticato, ma piuttosto rivissuto attraverso la musica e la danza.
Le melodie del tango sono intrise di un senso di malinconia. I suoi temi ricorrenti, come l’amore perduto e la separazione, evocano un intenso desiderio di ricongiunzione, che non viene mai pienamente soddisfatto ma la cui intensità e il cui magnetismo rendono l’aria pregna e carica di profondità ed emozione. Le canzoni di tango parlano di relazioni che hanno lasciato un segno profondo, di incontri e addii, facendo sì che chi ascolta possa riflettere sulle proprie esperienze.
Come non riconoscere in tutto ciò temi che si ripetono nei nostri studi medici durante i vari consulti!
Nel tango il corpo diventa un veicolo per esprimere ciò che le parole non possono dire, un linguaggio non verbale danzato. I passi, le pause e i movimenti raccontano storie di amori passati, di sogni infranti e di ricordi che persistono nel tempo. La danza è una forma di catarsi, un modo per rivivere e integrare il passato. Quasi una somatizzazione!
Le lettras, i testi delle canzoni di tango, spesso parlano di nostalgia in modo esplicito. Sono comuni frasi che evocano il ricordo di una persona amata o di un momento felice. Le parole diventano un ponte tra il presente e il passato, amplificando il potere emozionale della musica.
La nostalgia può essere vista come un sentimento archetipico che risuona con la memoria collettiva. È un richiamo a esperienze vissute, che si manifestano attraverso la musica e la danza. Il tango diventa così un mezzo per esplorare immagini psichiche di connessione, perdita e riconciliazione… come del resto avviene in Omeopatia.
Non è solo una danza; è una forma d’arte permeata e modellata dalla nostalgia stessa. Attraverso la musica e il movimento, c’è un invito a esplorare le profondità delle emozioni, a riconnettersi con il passato e a trovare bellezza anche nei ricordi più dolorosi. La nostalgia nel tango è un canto di vita, un richiamo a ciò che è stato e, in un certo senso, a ciò che continua a vivere nell’intimità dell’anima.
Omeopatia e Nostalgia
È un fatto che proprio un omeopata argentino, Alfonso Masi Elizalde, abbia basato la sua nota teoria della Psora Primaria su 5 nuclei fra i quali spicca la nostalgia (gli altri sono la perdita, la colpa, la giustificazione e il castigo).
Il legame tra Omeopatia e nostalgia può essere osservato attraverso diverse dimensioni.
Tutti noi siamo ben coscienti che l’Omeopatia non si limita a trattare sintomi fisici, ma considera anche gli aspetti emozionali e psichici della malattia e fra questi la nostalgia che, essendo un’emozione profonda legata a ricordi, può influenzare lo stato di salute generale.
La memoria non è solo un’impronta neurologica, ma una risonanza geometrica. Quando cioè si vive un evento nuovo, il cervello lo collega a vecchi ricordi che hanno una forma o uno schema simile. Operando su principi di similitudine e risonanza, quindi omeopaticamente, si può interagire con le memorie emozionali e aiutare a trasformare la nostalgia in una forma di apprendimento e crescita personale.
Alcuni rimedi omeopatici possono evocare ricordi o emozioni particolari, facilitando un processo di guarigione attraverso l’integrazione di esperienze passate. In questo senso, l’Omeopatia può essere vista come un modo per affrontare, reinterpretare e pacificare la relazione con la nostalgia, trasformando questa emozione in una risorsa piuttosto che in un peso, così come nella catarsi del tango la nostalgia viene onorata, vissuta, conosciuta e quindi liberata attraverso il movimento ritmato dalla musica.
Il rapporto tra Omeopatia e nostalgia è profondo e complesso: la nostalgia può fornire un contesto emozionale ricco da considerare per poter poi avviare il processo di guarigione con uno dei molti rimedi disponibili. Insieme, Omeopatia e nostalgia, possono favorire un percorso di crescita personale e di riequilibrio interiore.
La nostalgia nella Materia Medica
Premesso che molti rimedi possono essere utili per i disturbi conseguenti alla nostalgia, non di meno ce ne sono alcuni che più di altri la possono rappresentare archetipicamente.
Natrum muriaticum – per la nostalgia trattenuta, l’amore perduto interiorizzato. Compare nella piccola rubrica del Repertorio ‘’DISTURBI DA nostalgia’’ assieme a solo 13 rimedi. È il rimedio dell’afflizione silenziosa, dell’amore deluso anche dopo molti anni, magari a seguito di un divorzio; rivive le emozioni tristi, fatica a superare il trauma della perdita di un figlio o di un amore, può anche essere il bambino con la sindrome del genitore singolo.
Ignatia amara – per la nostalgia acuta, il lutto, la contraddizione e il conflitto emozionale. Anch’essa compare nella rubrica ‘’DISTURBI DA nostalgia’’, ma ci sono due sintomi molto caratteristici nel Repertorio che riguardano la nostalgia di casa: la perdita del latte e le eruzioni cutanee. Vi si ritrovano molti sintomi di Nat-m. ma in fase acuta ed è caratterizzata da afflizione silenziosa con pianto e con sospiri per una delusione d’amore. Tale stato può portare a somatizzazioni come perdita di capelli, aree alopeciche, emiparesi facciale, mal di testa, mal di stomaco, ecc. Potenzialmente tutti i distretti organici possono essere interessati, con anche insonnia.
Phosphoricum acidum – per lo svuotamento dopo la perdita. La sua nostalgia si manifesta con malumore silenzioso che porta tendenza a piangere. C’è una grande debolezza e debilitazione del piano emozionale che progredisce verso il piano fisico e mentale fino a condurlo verso l’indifferenza e l’apatia. C’è una tendenza a lenire o sopprimere la sofferenza con le droghe e con l’autoerotismo, peggiorando così la sua situazione. Anch’esso si ritrova in molte rubriche con i due rimedi precedenti.
Aurum metallicum – Depositario di una nostalgia esistenziale, sente che la vita ha perso il senso. Soffre di delusioni d’amore, ma anche di amicizia delusa (con solo altri 13 rimedi), ha la falsa percezione di aver perso l’affetto di un amico (con solo altri 20 rimedi). Sappiamo come sia un importante rimedio cardiaco e in un soggetto Aurum il cuore è il centro, non solo del corpo. Come non accostare infatti il cuore alla nostalgia e con la nostalgia si affaccia il rimorso e il senso di colpa, perché le cose avrebbero potuto andare in un altro modo. Come direbbe Hering, un treppiede di Aurum potrebbe essere cuore-colpa-castigo con la sensazione di aver commesso un torto o di aver trascurato i suoi doveri.
Antimonium crudum – La nostalgia di una condizione edenica. È un rimedio che incarna in modo emblematico la nostalgia, in cui anche la Luna luminosa nel cielo ha un posto di rilevanza nel suo profilo, come vedremo più avanti. Nella lettura di Alfonso Masi Elizalde, Antimonium soffre la perdita di uno stato di protezione, di fusione ed innocenza in cui non esistevano conflitti, frizioni, né durezza del mondo. È come se dicesse: ‘’Ricordo un luogo di dolcezza e completezza (edenico) dal quale sono stato separato.’’
Ne deriva l’aggravamento al contatto (con 26 sintomi che riguardano il tatto o la palpazione) e all’eccesso di stimoli (43 sintomi riguardano l’ipersensibilità). Vive una tensione continua tra due poli: il desiderio di fusione (9 sintomi riguardano l’amore) ed il rifiuto del contatto che ferisce. Non è forse questa una dinamica profondamente tanghera?
Nel tango i corpi si avvicinano moltissimo, quasi si fondono, ma senza mai annullarsi completamente. Esiste sempre una microdistanza, una tensione sottile, un dialogo di attrazione e resistenza. Antimonium crudum desidera l’abbraccio, ma teme ciò che l’abbraccio comporta. Come nel tango, l’incontro è sempre accompagnato dal rischio della ferita.
Possiamo immaginare nei quartieri portuali di Buenos Aires, dove il tango si è diffuso, un immigrato che balla in una milonga all’aperto nelle calde notti di luna e, nelle pause dalla danza per una sigaretta e un bicchiere, guardare con nostalgia la luna e pensare che è la stessa luna che vede la sua amata o la sua famiglia lontana, o che rischiara la sua terra e la sua casa, proprio come Antimonium crudum che aggrava al chiaro di luna, che entra in uno stato di estasi camminando al chiaro di luna, che diventa sentimentale e che brucia di desiderio al chiaro di luna [2]. La Luna che governa le emozioni e i sogni, porta con sé l’archetipo materno che rappresenta la protezione e incarna la parte ricettiva e vulnerabile dell’essere umano. Tutto molto coerente con il tema della nostalgia e della vulnerabilità del rimedio.
Conclusione
Nel tango due persone non camminano semplicemente insieme: si ascoltano attraverso il corpo. Nessuno dei due può imporre completamente il proprio movimento all’altro. C’è un continuo ascolto, una risposta, un adattamento, una tensione che diventa armonia. Una zona d’incontro dove non c’è l’incontrarsi né il separarsi, ma il continuo ritmo, relazione e piacere dello spazio dinamico.
Non sarà proprio questo che accade nell’Omeopatia?
Il rimedio non cancella la storia del paziente, non combatte il suo sintomo, ma entra in risonanza con ciò che quella storia esprime e offre all’organismo la possibilità di ritrovare un proprio ritmo (euritmia).
La nostalgia, allora, non è soltanto il dolore per ciò che non c’è più, ma una memoria che cerca un nuovo movimento, un nuovo flusso e, forse, la guarigione è proprio questo: non tornare indietro, ma imparare nuovamente a danzare, a fluire come l’acqua… governata dalla luna.
La nostalgia è una memoria che cerca un nuovo movimento.
Bibliografia
- Gotan Project – Lunático. Ya Basta! – XL Recordings, 2006.
- Collier S, Cooper A, Azzi M, Martin R. – Tango! The Dance, the Song, the Story – London, Thames & Hudson, 1995.
- Ferrer H. – El tango: su Historia y Evolución – Buenos Aires, Ed. Continente, 1999.
- Masi Elizalde A. – Appunti di Materia Medica Omeopatica – Raccolta delle registrazioni dallo spagnolo tratte dalle lezioni del Corso di Medicina omeopatica tenute presso il Centro Internazionale di Medicina Omeopatica D & A Mattioli di Firenze a cura dei soci AMHSO.
- RadarOpus – Versione 4.1.14 – Zeus Soft.
- Hofer J. – Medical Dissertation on Nostalgia – Tesi agli atti dell’Università di Basilea, 1688.
- Boym S. – The Future of Nostalgia – New York, Basic Books, 2001.
Un doveroso ringraziamento va a Maddalena Premuti Bonetta per le preziose note di revisione e integrazione
[1] Africanos en las pampas argentinas, toques y llamadas de tambores, Candombe, Tango. Un gaucho y una guitarra, la payada milonguera y el fantasma de la indiada… China, cébame un mate. Tango. Marineros, inmigrantes, bandoneón, violín y flauta; habanera, canzonetas de los tanos… Piano, piano nació el Tango. Nació el baile compadrito y orillero, guapo, futurista y nostalgioso, mestizaje de europeos, negros, indios. En el Río de la Plata, hace mucho, no se sabe justo cuándo, un buen día nació el Tango.
[2] Sintomi repertoriali.