Lavoro presentato al XII° FESTIVAL CILENTANO di OMEOPATIA UNICISTA il 18 ottobre 2025 sul tema Genetica ed Epigenetica nella malattia cronica, neoplastica e degenerativa.

LA MALATTIA COME INVITO A VIVERE [1]

“Coloro che non imparano niente dai fatti sgradevoli della propria vita costringono la coscienza cosmica a riprodurli tante volte quanto sarà necessario per imparare ciò che insegna il dramma che è accaduto. Quello che neghi ti sottomette, quello che accetti ti trasforma… Finché non renderai l’inconscio conscio, esso dirigerà la tua vita e tu lo chiamerai destino.’’  [Carl Gustav Jung]

Introduzione

In Omeopatia, con la presa di coscienza della sua narrazione connessa alla specificità di un dato rimedio (1) fra le migliaia oggi conosciuti, il paziente umano realizza nell’immaginale (2-3) il percorso per la gestione serena e tranquilla di sé che lo riporta alla sua Essenza.

Allo stesso modo, la narrazione del paziente veterinario, ugualmente connessa alla specificità di un dato rimedio, indica la qualità con cui il conduttore/allevatore attua la sua mansione ed evidenzia eventuali nodi che contrastano il regolare fluire della vita nel soggetto stesso (animale domestico o allevamento) influenzandone l’adattamento, modificandone le funzioni e causando malattie.

Malattia e Male

Per dare un senso all’apparente paradosso che sembra sorgere dal titolo di questo lavoro, è opportuno iniziare con il chiarire alcuni concetti fondamentali.

La narrazione del paziente omeopatico è sempre rapportabile a un mito, con un grande valore simbolico, che manifesta un’alterazione più o meno involontaria della realtà come fatto patologico, altrimenti non sarebbe il racconto di un paziente.

La malattia deriva da una visione errata della realtà che porta a un’alterazione della condizione biologica e psicosomatica (4). È la traduzione corporea di uno squilibrio che può avere origini fisiche, emozionali, mentali animiche o spirituali. Essa non è intrinsecamente “malvagia”, ma un linguaggio del corpo-spirito e in tale ottica non è un male (termine carico di giudizio morale o metafisico), ma piuttosto un messaggero che induce a riflettere sulla mente che domina con il suo analizzare, separare, dividere, giudicare nella dualità fra bene e male, attribuendo sempre i fatti a qualcosa di esterno, alla sorte più o meno propizia o fortunata, piuttosto che alla conseguenza delle proprie scelte.

In molte tradizioni il male è visto come ciò che devia dall’armonia, una forza di separazione, un’ombra che agisce nel campo morfogenetico (5-6-7), superando le limitazioni della sola genetica attraverso un legame più profondo tra il sistema vivente e il suo passato, che bene si collega al concetto di biopatografia di Paschero (1).

Il male non sempre implica un danno fisico, ma può manifestarsi come sofferenza interiore, disarmonia, perdita di quella coscienza secondo la quale omnia munda mundis, “tutto è puro per i puri”, come afferma San Paolo (8). Per chi è puro di cuore, tutto appare puro, mentre chi ha l’animo contaminato vedrà sporco anche ciò che è puro in sé.

Il campo morfogenetico

Il secondo passo per arrivare ad intendere come la malattia possa essere un invito a vivere è la comprensione del campo morfogenetico o morfico.

Il biologo Rupert Sheldrake si pose una domanda fondamentale: come possono le cellule organizzarsi in forme particolari fino a dar vita a differenti organismi? I suoi colleghi risposero che era tutta opera del DNA, ovviamente, ma ciò non spiega come una cellula di uno stesso essere diventi una cellula di un determinato distretto/organo e un’altra di un distretto/organo diverso, quando entrambe contengano lo stesso DNA. Ancora meno si spiega cosa controlla la forma di oggetti inanimati che non sono dotati di DNA, come i metalli e i minerali.

Risulta necessario ammettere l’esistenza di qualcosa oltre il DNA in grado di controllare la formazione della materia, la sua configurazione ben precisa che la rende indiscutibilmente identificabile. Da questa necessità nasce la teoria dei campi morfogenetici (da morphé, forma, e genesis, origine) o morfici, ormai accettata anche dalla fisica contemporanea.

Tali campi costituiscono una specie di matrioska ideale in cui ogni atomo dell’essere vivente ha un suo campo contenuto nel campo morfico della cellula, che a sua volta confluisce nel campo dell’organo fino al campo morfico dell’organismo intero nella sua complessità psico-fisica.

I campi morfogenetici sono campi invisibili (come lo sono i campi elettromagnetici, per esempio), un po’ come un cloud, contenenti informazioni su forma e comportamento che influenzano la crescita degli organismi e la propagazione di nuovi comportamenti all’interno di una specie attraverso un processo di risonanza.

Sono campi di informazione e risonanza che agiscono al di là dei meccanismi genetici e biochimici conosciuti.

Citando Stefano Falcini: ‘’Il campo morfico di ogni individuo è parte integrante del campo del sistema sociale in cui vive, e questo confluisce nel campo del sistema umano (o animale o vegetale, nda), facente parte a sua volta di Gaia, del sistema solare, della galassia e così via. Perché tutto è collegato, e qualsiasi cosa accade a livello microscopico si ripercuote in tutto il cosmo.’’ (9)

Similmente Ervin László, filosofo della scienza e candidato al Premio Nobel, ha elaborato la sua teoria del campo akashico. (10)

Similmente ancora, Rudolf Steiner spiega come tutte le informazioni riguardo alla coscienza e l’istinto degli animali siano conservate in un’Anima di Gruppo (11), una per ogni specie; Carl Gustav Jung ipotizza un inconscio universale che contiene gli archetipi e le forme condivise da tutti i popoli di tutte le culture (12); Bert Hellingher con le Costellazioni Famigliari ha dimostrato come talvolta all’interno delle famiglie le persone agiscono riproponendo schemi comportamentali e modalità relazionali che si sono cristallizzate come abitudini familiari ereditate dai propri antenati (13), ma si tratta di eredità dinamica e non genetica!

Un’implicazione fondamentale del campo morfogenetico riguarda ciò che facciamo e pensiamo in quanto modifica non solo il nostro corpo ma anche il campo morfogenetico attorno a noi, per poi modificare la nostra vita e le nostre circostanze.

Un pensiero è una vibrazione che si proietta all’esterno ed entra in risonanza con vibrazioni simili all’interno del campo morfogenetico, modificandolo e lasciando una traccia nella memoria collettiva; da qui, poi, ritorna al soggetto in una forma potenziata, manifestandosi nella vita e nelle circostanze della persona.

Attraverso il nostro agire e i nostri pensieri, possiamo quindi modificare in senso positivo o negativo noi stessi e le nostre circostanze, influenzando, allo stesso tempo, anche il mondo in cui viviamo, compresi gli animali e le piante grazie a questa intelligenza invisibile della vita.

La malattia non è solo nel corpo fisico

È abbastanza evidente a questo punto che in un caso di malattia tutti gli attori sono coinvolti in virtù dei campi morfici, dal diretto interessato (persona o padrone/allevatore di animale/i), all’Omeopata, agli animali (se si tratta di un caso veterinario) e lo sono attraverso i Corpi Sottili, i corpi invisibili, di cui ben pochi tengono conto (14), ma che Hahnemann aveva giustamente identificato, come scrive Boericke (15): ‘’Hahnemann vide nel corpo non solo un organismo costituito da particelle materiali in se stesse inerti, ma lo spirito vivificato, incarnato e adattato all’autentico uomo viventeomissis … La connessione tra l’essere immateriale, spirituale, immortale e il corpo viene realizzata per mezzo della forza vitale, che egli chiama Dynamis (che definisce ‘quasi spirituale’, nda).”

Troppo spesso ci si interessa solo del Corpo Fisico, dimenticando o ignorando gli altri corpi sottili: eterico, astrale, psichico, causale, ecc.; tutte le parti invisibili del nostro essere che si manifestano attraverso vari livelli e modalità.

Senza però addentrarci troppo in questi argomenti che ci porterebbero lontano, possiamo sintetizzare al massimo e sottolineare quello che è più di interesse omeopatico.

  • il Corpo Eterico, o Corpo Vitale (la Dynamis di Hahnemann), che dà la forma al Fisico, regola tutte le sue funzioni e determina il temperamento del soggetto;
  • il Corpo Astrale, o emozionale-psichico, quello delle percezioni, sensazioni, sentimenti, impulsi volitivi, aspirazioni, ideali e determina il carattere del soggetto;
  • l’AnimaSpirito, il soggetto vero e proprio, l’individuo nella sua unicità che, nell’uomo, siamo abituati a chiamare IO.

Se vogliamo, il Corpo Fisico rappresenta il ‘’cosa’’, quale parte, quale organo, quale tessuto risulta colpito dal processo patologico. Il Corpo Eterico rappresenta il ‘’come’’, con che modalità si manifesta la malattia. Il Corpo Astrale rappresenta il ‘’perché’’, da cosa origina la malattia o di cosa è la somatizzazione. L’Anima-Spirito rappresenta il ‘’chi’’, chi è l’individuo portatore della malattia, come vive, cosa sente, cosa vuole, qual è la sua specificità.

Abbiamo imparato nel corso degli oltre due secoli di pratica e osservando l’evoluzione della terapia, come proprio la risposta a queste domande fondamentali sia il segreto per il successo terapeutico in Omeopatia. Un po’ lo aveva anticipato Boennighausen con le sue famose 7 domande (16) per la modalizzazione del sintomo, Chi? Che cosa? Dove? Con quale aiuto? Perché? Come? Quando?, tuttavia non era mai stata fatta una correlazione con i corpi sottili del paziente e ciò è comprensibile poiché, ai tempi, le malattie erano molto più di oggi appariscenti e drammatiche sotto l’aspetto fisico, inoltre per la cultura di allora non si prestava molta attenzione agli aspetti psico-somatici.

Ecco un esempio di come nella pratica questo può essere confermato. Oltre una ventina di anni fa, una domenica, di rientro a Treviso dopo una visita ai miei genitori, ricevo la telefonata di un caro amico disperato perché il figlio, lasciato dalla fidanzata e disoccupato per aver perso il lavoro, aveva tentato due volte il suicidio proprio in quel giorno. Per una serie di coincidenze, il mio amico era riuscito a fermarlo in tempo ed ha pensato di chiedermi aiuto.

Capita a volte che un caso grave abbia una soluzione semplice e, dopo essermi reso conto di persona della situazione, ho consigliato Aurum XM K… ma era domenica sera e il mio amico mi guardava con apprensione, cosciente che avrebbe trovato il rimedio forse solo il giorno dopo al pomeriggio, avendo già avuto diverse esperienze di reperibilità dei rimedi con il cane che era in cura da me da molto tempo. Allora ho preso 5 granuli della mia scorta e li ho offerti al giovane che li ha prontamente assunti. Ci siamo lasciati così, con tante raccomandazioni e saluti.

Circa due ore dopo, intorno alle 21, ho ricevuto una telefonata sempre dal mio amico che stranamente sembrava allegro. Sapevo dal colloquio precedente che il figlio non gli parlava, mentre al telefono mi ha detto che erano stati seduti in auto molto tempo e che piangendo il ragazzo ha cominciato ad aprirsi e a condividere tutti i suoi problemi e a chiedergli aiuto. Lo sfogo è stato salutare ed il supporto del padre ha fatto il resto. ‘’Ora siamo in un ristorante che ce la raccontiamo allegramente – mi ha detto – non so cosa gli hai dato, ma so che ora comincia un’altra vita.’’

Penso che ogni omeopata abbia dei casi simili da raccontare e anche in veterinaria ce ne sono. È emblematico che qui non ci siano sintomi fisici, ma che sia interessata l’Anima e che il rimedio abbia lavorato su questo corpo sottile.

La malattia come invito a vivere

Proprio la connessione armonica tra l’essere immateriale, spirituale, immortale e il corpo attraverso la Dynamis, come abbiamo visto prima, induce il cosiddetto stato di salute, mentre quando per qualche motivo quest’armonia si rompe si entra nello stato di malattia, quel messaggero di cui abbiamo parlato che dovremmo intendere come un rito di passaggio, la grande opportunità per ristabilire l’equilibrio rotto, un momento di profonda trasformazione, con l’immagine della morte più o meno vicina o lontana e la forza dell’ ‘’istinto di sopravvivenza che rende sacro il darsi e il vivere. Da una parte il visibile, dall’altra l’invisibile che si spiegano l’uno attraverso l’altro.’’ (17)

Vita e morte procedono simultaneamente sulla stessa direzione ma con verso opposto; avere questa consapevolezza è indispensabile per intendere la malattia nel suo giusto senso. Essa non può essere assente nella nostra vita terrena (anche se in uno stato apparentemente non percettibile dato dalla sola vecchiaia, per esempio [2]) in quanto assolve a due fondamentali fini: la morte del corpo fisico che ha compiuto la sua funzione fondamentale sulla Terra e il ritorno dei corpi sottili al Cielo, agli altri piani di esistenza, per continuare l’eterno viaggio evolutivo.

Aver paura della malattia, combatterla opponendosi e odiarla, è come aver paura, combattere e odiare una parte di sé, mentre comprenderne la naturale funzione evolutiva e catartica è già un grande passo verso la guarigione che, da un punto di vista fisico, non potrà mai essere uno stato di salute assoluto ma sempre uno stato di minor malattia, mentre dal punto di vista dei corpi sottili passa dalla comprensione di essere infiniti.

Con la malattia si può scendere nel mondo infero, conoscere i nostri mostri, dialogare con loro e trasformarli in alleati per tornare ‘’a riveder le stelle’’, alla luce e alla rinascita [3].

Infine, la malattia è causata anche dallo sforzo dell’agire controvoglia e quindi ci invita a trasformare lo sforzo in amore di fare (senza mentire a sé stessi e senza farsi andare bene ciò che bene non può andare), in passione e nel piacere di vivere che rende capaci di superare gli ostacoli, perché l’entusiasmo e la passione sono i motori più potenti per conservare la salute.

A questo mira la nostra terapia, a riuscire a far intendere la malattia come invito a vivere, non a sopprimerla, ma a sfruttarla per le opportunità che ci offre, un grande viaggio iniziatico.

Registrazione dell’intervento

Bibliografia

  1. Brancalion A. – Le Nuove Arie dell’Omeopatia – SIOV, Bologna, 2011.
  2. Corbin H. – Corpo Spirituale e Terra celeste – Adelphi, Milano, 1986.
  3. Calloni Williams S. – James Hillman, il Cammino del ‘’fare anima’’ e dell’Ecologia Profonda – Ed. Mediterranee, Roma, 2013.
  4. Brunson M. – Les miasmes revisités – Bibliothèque du Centre Prévention Santé Colombier (CH), 2012.
  5. Sheldrake R. – A New Science of Life – Icon Books-Wrap Distribution Ltd, Zittau (DE), 2009.
  6. Sheldrake R. – The Presence of the Past – Park Street Press, Paris (US), 2012.
  7. Sheldrake R. – Dogs That Know When Their Owners are Coming Home – Crown, NY (US), 2011.
  8. Bibbia – Lettera di San Paolo a Tito (1-15)
  9. Falcini S. – https://stefanofalcini.com/campo-morfogenetico/
  10. László – La Scienza e il Piano Akashico – Feltrinelli, Milano, 2020.
  11. Steiner R – La Scienza Occulta nelle sue Linee Generali – Editrice Antroposofica, Milano, 2015.
  12. Jung C.G. – Gli Archetipi dell’Inconscio Collettivo – Bollati Borringhieri, Torino, 1977.
  13. Hellingher B. – Costellazioni Famigliari – Tecniche Nuove, Milano, 2005.
  14. Steiner R. – Teosofia – Editrice Antroposofica, Milano, 2011.
  15. Boericke W.M. – A Compend of the Principles of Homoeopathy – Jain Publischers, New Delhi, 1990.
  16. Boennighausen C.M.F. – Scritti Minori – Ed. Salus Infirmorum, Padova, 2012.
  17. Calloni Williams S. – 1 Minuto al Giorno – Piemme, Milano, 2024.
  18. Maté G.-Maté D. – The Myth of Normal: Illness, Health & Healing in a Toxic Culture – Feltrinelli- Ebury Publishing, Milano, 2024.
  19. Sasportas H. – The Gods of Change – Ed. Arkana Contemporary Astrology-Penguin, London, 1989.

Note

[1] La mia infinita gratitudine a Maddalena Premuti Bonetta per la consulenza e i preziosi suggerimenti che hanno arricchito questo lavoro, a cominciare dal titolo.

[2] I nativi americani dicono che la morte non ha niente a che vedere con la malattia, perché quando giunge il momento di cambiare forma questo accade anche se si è in perfetta salute, allora è proprio l’anima-spirito-io che sente che è terminata una fase, e lascia il corpo fisico. (18)

[3] Per chi volesse approfondire, una bella metafora è rappresentata dal mito di Ercole che sconfigge l’idra e di quello che Chirone gli dice prima dell’impresa: ‘’Ci eleviamo inginocchiandoci, conquistiamo arrendendoci (non rassegnandoci) e vinciamo rinunciando (a lottare contro).’’ Lo stesso vale per il mito sumero di Inanna, Ereshkigal e i Mourners. (19)