Dottore, ma in cosa consiste la visita omeopatica che, mi dicono, è lunga e minuziosa?

In effetti, la visita o consulto omeopatico può durare spesso più di un’ora e a volte anche due. Dipende dal caso in esame. Il motivo è dato dalla necessità di indagare il paziente in tutti i suoi aspetti (fisici, generali e comportamentali/mentali) associando i disturbi alle rispettive modalità, al modo in cui si manifestano.

Per esempio, il soggetto può avere più o meno sete. Se ha molta sete (sintomo) può essere per poche quantità a brevi intervalli di tempo o per grandi quantità a lunghi intervalli (modalità). Se il soggetto ha un dolore addominale (sintomo) può migliorare o aggravare con una forte pressione (modalità). Questo vale per tutti i sintomi rilevabili con un’attenta osservazione e con un’intervista minuziosa del proprietario/accompagnatore dell’animale o del paziente.

 

Ho sentito dire che la visita omeopatica assomiglia ad una seduta di psicanalisi, è così?

L’intervista che fa l’Omeopata durante il consulto serve per registrare i sintomi, non per interpretarli come avverrebbe in una seduta di psicanalisi.

Per esempio, in un paziente che ha paura dei luoghi alti (acrofobia), il sintomo non viene considerato se nella sua vita c’è stato un precedente che lo giustifica, come una caduta dall’alto. Se invece il precedente non c’è stato, allora viene registrato indipendentemente da quelle che possono essere le radici profonde di questa paura.

 

Come mai la medicina convenzionale considera quasi esclusivamente i sintomi fisici mentre l’Omeopatia considera anche il complesso dei tratti caratteriali del paziente?

Ci sono due modelli diversi: da una parte viene considerata la malattia con i suoi sintomi comuni, dall’altra viene considerato il paziente nella sua totalità inscindibile di mente e corpo.

Dovendo considerare un’influenza stagionale, la medicina convenzionale riconosce sintomi comuni a tutti i pazienti (febbre, tosse, dolori, ecc.) per i quali sono previsti gli stessi farmaci. Si usa dunque un protocollo.

La medicina omeopatica, invece, riconosce il modo particolare con cui ogni paziente soffre (modalità della febbre, modalità della tosse, modalità dei dolori, oltre alle variazioni del temperamento, dei desideri, delle avversioni, ecc.). Il rimedio sarà così necessariamente individualizzato per ogni paziente e solo occasionalmente alcuni soggetti potranno beneficiare delle stesso medicamento.

Tutto ciò risulta molto comprensibile dalla lettura del simpatico libretto rappresentato nella foto e reperibile presso libriomeopatia.it cliccando il pulsante qui sotto.

Libri di Omeopatia

 

Non le sembra che in tanti nominino la parola “omeopatia” a sproposito?

In effetti sembra che la parola piaccia a tutti tranne che agli “scienziati”, al punto che spesso se ne abusa. Potrebbe essere interessante vedere cosa non è l’Omeopatia:

1. NON è una ‘medicina complementare‘; come la si definisce spesso per tenere il piede in due staffe e in qualche modo essere più “accettati” dal mondo ufficiale. Chi esercita professa l’Omeopatia può ottenere risultati solo con i rimedi omeopatici, senza alcun complemento chimico; sta all’Omeopata, in scienza e coscienza, muoversi con gli strumenti terapeutici a sua disposizione e ottenere la guarigione del paziente.

2. NON è una ‘medicina alternativa‘ se per alternativa s’intende una moda per uscire dall’usuale e scontato, per seguire il filone New Age; lo è se la si vede come espressione della libertà di cura sancita dalle leggi, un modo diverso di cura nel rispetto del paziente e delle proprie scelte consapevoli. È insomma un’altra via percorribile: rispettabile, efficace, con un diverso paradigma.

3. NON è una ‘pratica di benessere‘, ma una Medicina vera e propria, un sistema terapeutico con i suoi fondamenti teorici e pratici, diagnostici e curativi.

4. NON è ‘controindicata ai giovani soggetti o nei bambini‘, al contrario, è molto indicata se prescritta con competenza da Omeopati esperti.

5. NON è un ‘trattamento ricostituente‘, né dimagrante, né vermifugo o contro i pidocchi, né riparatore dei danni vaccinali o delle esposizioni al sole, se non si tiene in considerazione la costituzione del paziente, la sua predisposizione ereditaria e la sua individualità. Né va usata ‘solo per patologie lievi e che hanno alta probabilità di guarire spontaneamente’ che non sono neppure condizioni di malattia.

6. NON è un ‘presidio di automedicazione‘ sotto la guida di manualetti scadenti per il “fai-da-te”: non è Arnica = Traumi, Belladonna = Febbre, Drosera = Tosse. Vanno considerate la globale costituzione del soggetto, la sua predisposizione e la sua individualità. Solo con queste informazioni, e sempre consultando l’Omeopata, possiamo orientarci verso una corretta e consapevole cura.

7. NON è una ‘cura dello spirito‘. L’Omeopatia cura e porta a guarigione soggetti malati; innegabilmente un soggetto sano è molto più orientato a valutare il suo aspetto spirituale. La cura dello spirito è dunque la conseguenza dello stato di salute raggiunto o ritrovato.

Insomma: questi sono alcuni aspetti dei molteplici malintesi, della disinformazione, dei continui fraintendimenti che riguardano l’Omeopatia.

Cosa sia l’Omeopatia, quali siano i suoi principi, le sue leggi, i suoi meccanismi, il segreto della sua efficacia, è un qualcosa che Medici, Veterinari e Farmacisti (non stregoni o maghi!), a migliaia in tutto il mondo, studiano per anni e anni… per una vita, al fine di ottenere il meglio per i loro pazienti.

 

Qual è il peccato principale di un medico omeopata?

“La maggior parte dei medici vogliono essere buoni contro Dio. La loro “vocazione” parte più o meno dall’idea che Dio è cattivo, che ha creato la malattia e quindi debbono fare qualcosa con la loro intelligenza per correggere tutto questo.

Pur con tutta la compassione e la bontà che il medico possa avere, è spesso buono contro Dio, mentre dovrebbe porsi come lo strumento della sua misericordia.”

Così Simonne Fayeton, in “L’Homéopathie, puissance de guérison”, sottolinea come ogni essere vivente abbia nel suo destino la fine della vita fisica. La malattia cronica, come un marchio di fabbrica, con la quale tutti nasciamo, ha proprio la funzione di determinare il limite finale del periodo del nostro passaggio in questo mondo. Il medico non può opporsi a questa legge dell’universo, ma usare saggiamente gli strumenti che la Natura ha messo a sua disposizione per il massimo benessere possibile di uomini ed animali.